sabato 15 ottobre 2011

Misteri di Puglia: Menhir, Dolmen, Specchie e Castel del Monte

Girando per la Puglia ci si imbatte, spesso, in cartelli ed indicazioni stradali che segnalano la presenza nella zona di Dolmen e Menhir. Qualcuno, magari, ci sarà anche stato durante una delle tante gite scolastiche.
Dolmen

Menhir e Dolmen sono simboli di quella Puglia magica, abitata da popoli le cui origini si perdono nella notte dei tempi. La Puglia di danze furiose unite a preghiere e richieste di miracoli. Luoghi e simboli avvolti dal mistero, di cui poco realmente si conosce e che danno vita a tante leggende, storie e supposizioni. Come succede per le Specchie e per quello che è il simbolo di tutti i misteri pugliesi, Castel del Monte, con la sua storia e una simbologia ancora tutta da scoprire.
Castel del Monte
I Dolmen e i Menhir risalgono all'epoca preistorica. Mentre i primi sono strutture a camera, costituiti da due o più piedritti verticali che sorreggono uno o più lastroni orizzontali, i Menhir sono dei megaliti monolitici.
Menhir
La maggioranza degli studiosi concorda sull'ipotesi che i Dolmen fossero camere sepolcrali, molto spesso vere e proprie sepolture collettive riutilizzabili. Questo spiega la scoperta in certi Dolmen di resti umani di centinaia di individui e corredi funebri appartenenti a differenti periodi.


Alcuni ritrovamenti al loro interno, però, come offerte e altari, fanno pensare ad una funzione religiosa per queste strutture. Basti pensare al Dolmen di Giurdignano (LE) che ha una scanalatura lungo il bordo del lastrone superiore che finisce in una specie di conca per la raccolta. Questo accredita la teoria del dolmen come luogo sacrificale dove era fatto scolare il sangue della vittima.


I Dolmen sono diffusi nelle campagne salentine, nel barese, specialmente nel territorio di Bisceglie e nei crocevia delle antiche vie di comunicazione con i paesi vicini, e nel tarantino, a Statte.
Dolmen


La funzione dei Menhir è più misteriosa. Disseminati in tutto il Salento, dove ogni anche il più piccolo dei paesi ne possiede almeno uno, le teorie più accreditate ipotizzano una funzione astronomica, con i Menhir come aste delle meridiane, necessarie per registrare i movimenti, i tempi e le fasi astrali e per verificare i cicli propizi per le attività degli uomini. Sembra che le pietre dei Menhir seguano un orientamento tale che gli spostamenti del sole potessero essere seguiti passo passo come se l'energia solare dovesse, e potesse, essere captata e catalizzata.


Un ulteriore mistero riguarda i loro costruttori. Alcuni ritengono che si tratti di antiche popolazioni indigene, altri che potessero stati influenzati dagli egiziani o dai celti. Secondo altri studiosi i popoli europei possedevano conoscenze matematiche tanto avanzate da essere in grado di erigere questi grandi monumenti. Leggende indicano nei discendenti del popolo di Atlantide i costruttori di questi monoliti. Altre leggende legano, invece, i Dolmen ai cicli cavallereschi bretoni, rifacendosi al fatto che alcuni Dolmen in provincia di Taranto, a Bisceglie e a Cisternino sono da secoli dedicati ai paladini della Tavola Rotonda.


Gli stessi dubbi sulla funzione e sull'origine avvolgono le Specchie, presenti dall'alto Salento all'Alta Murgia. Le Specchie sono manufatti realizzati con la sovrapposizione a secco di lastre calcaree. Non c'è una tecnica precisa di costruzione e spesso sono semplici ammassi di pietre, che vanno a formare piccoli dossi di pietrame, sparsi per la campagna.
Alcuni studiosi le fanno risalire al periodo dei Messapi, altri al Neolitico.
Specchia
Riguardo la loro funzione le teorie si sprecano. Alcuni pensano che fossero postazioni di avvistamento, ipotesi avvallata dal loro sviluppo in altezza e dalla natura pianeggiante del Salento. Altri assegnano a questi cumuli di pietre una funzione funeraria simile a quella dei Dolmen. A rafforzare questa ipotesi c'è il ritrovamento di sepolture complete di corredo funerario al loro interno. Questo avvicinerebbe le Specchie alle grandi tombe descritte da Omero, Virgilio e Plinio, che conosceva bene la Puglia e il Salento (Plinio e il Mandorlo). Per alcuni sono solo discariche per le pietre di risulta, provenienti dal dissodamento dei terreni. L'ipotesi più improbabile è quella che descrive le Specchie come grandi condensatori di vapore atmosferico, che imprigionando la condensa notturna avrebbero permesso l'accumulo d'acqua.


Ed eccoci arrivati a Castel del Monte. Situato a metà strada tra la Cattedrale di Chartres, una delle più belle e ricche di simboli e allegorie, e la grande e misteriosa Piramide di Cheope. Ad alimentare la leggenda e i misteri del Castello è, sicuramente, la straordinaria figura del suo committente, Federico II.

Castel del Monte


Tracce della sua presenza si possono trovare all'interno del Castello e nella sua stessa progettazione.


Nella sesta sala, quasi impercettibile agli occhi, è scolpito un giglio a tre foglie con stelo, fiore strettamente legato all'Imperatore e alla sua iconografia.


La somma degli otto lati su cui poggiano i muri perimetrali e i restanti 48 piccoli lati delle torri raggiunge la cifra di 56, cioè gli anni di vita di Federico. Questo sarebbe un omaggio postumo dei suoi architetti.

Castel del Monte


Ponendosi di fronte al Castello e immaginandolo tagliato in due parti uguali da una linea verticale, apparirebbe sul lato sinistro una grande "F", iniziale del Puer Apuliae.


La forma ottogonale richiama alla memoria la corona imperiale cinta da Federico al momento della sua incoronazione.


Interessante è anche la ripetizione costante del numero otto, altamente simbolico, e della forma ottogonale, simbolo della resurrezione. Leggenda vuole che anche il Santo Graal fosse ottogonale. Entra così in gioco uno dei motivi più ricorrenti delle leggende sorte intorno il Castello, che custodirebbe la più sacra delle reliquie cristiane.


La scelta dell'ottagono potrebbe, però, derivare dal ricordo della Cupola della Roccia, vista da Federico a Gerusalemme, durante la Sesta Crociata, o da quello della Cappella Palatina di Aquisgrana, dove venne incoronato imperatore.


Ad aumentare il mistero è il legame tra il Castello e i Cavalieri Templari, considerati da alcuni i veri ideatori dell'edificio.
Templare
La Puglia era una delle dieci provincie templari e forte era la loro influenza sulla vita del territorio. Federico alternò, nei loro confronti, momenti di forti tensioni a momenti di pace, dovuti, quest'ultimi, alle ristrettezze economiche dell'imperatore e alla conseguente necessità dello stesso di avere aiuto dai ricchi templari.


Alcuni studiosi ritengono che il motivo di un così forte legame tra i Templari e Federico fosse di natura diversa e dipendesse dal possesso templare del Santo Graal, che così ritorna a farsi vivo nel Castello.


Altri studiosi fanno notare la presenza all'interno della struttura di simboli che richiamano l'ordine cavalleresco, come il sigillo di Salomone sul pavimento o le diversi chiavi di volta all'interno di ogni stanza. Tra queste spicca una singolare testa d'uomo, che riporta alla fine dell'ordine.
Quando Filippo il Bello, re di Francia, decise di annientare l'ordine per impadronirsi dei loro tesori, fece ricadere sui Templari numerose accuse. Tra queste, quella più grave era l'accusa di adorare un falso idolo, rappresentato da una testa, chiamato Baphomet. La testa presente a Castel del Monte è, da alcuni studiosi, associata alla figura di Baphomet ed avvalora una presenza templare a Castel del Monte.
Sigillo di Salomone
Le dispute e le congetture si arricchiscono giorno dopo giorno.


A noi restano grandi testimonianze di un passato lontano e dell'amore verso la prediletta Puglia di un uomo diventato leggenda.
Federico II

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